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| Lc 17 [11]Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. [12]Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, [13]alzarono la voce, dicendo: "Gesù maestro, abbi pietà di noi!". [14]Appena li vide, Gesù disse: "Andate a presentarvi ai sacerdoti". E mentre essi andavano, furono sanati. [15]Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; [16]e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. [17]Ma Gesù osservò: "Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? [18]Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?". E gli disse: [19]"Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!".
La nostra preghiera, la nostra relazione personale con il Dio vivo inizia quando noi cominciamo a percepire questo IMMENSO AMORE e cominciamo quindi a dire il nostro GRAZIE. L’essenza della nostra relazione con Dio Trinità è tutta lì in quel GRAZIE che sale dal nostro cuore che si scopre AMATO DI UN AMORE ETERNO (cfr. Ger 31,3).
I nostri blocchi nella relazione con Dio Trinità, e quindi le nostre difficoltà più o meno grandi del nostro metterci in preghiera, derivano dal nostro non percepire questo amore perché vorremmo essere amati a modo nostro e identifichiamo l’amore che Dio dovrebbe avere per noi con ciò che noi desideriamo Egli facesse per noi. In altre parole noi talvolta ci crediamo non amati da Dio perché Egli non si comporta come noi vorremmo che si comportasse: due esempi.
Il primo, il fratello del figliol prodigo (Lc 15,25-30); il secondo, gli operai della vigna (Mt 20,11-12); in entrambi i casi le persone si sentono non-amate perché trattate materialmente in modo inferiore ad altre che ricevono di più di quanto loro hanno ricevuto. ORA SI COMPIE IL DISEGNO DEL PADRE FARE DI CRISTO IL CUORE DEL MONDO     |
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